Perugia e uno sguardo al panorama nazionale

"In terra incognita - Disegnare una società che cura dopo Basaglia“ è il terzo libro che il prof. G. A. Micheli, ordinario di Demografia all'Università di Milano-Bicocca, ha dedicato alla questione psichiatrica nel nostro paese. Il primo è uscito nel 1982, con il titolo de "I nuovi Catari“, frutto della sua esperienza di ricerca sulla psichiatria rinnovata a Perugia, su mandato del CNR.
Il secondo, "Il vento in faccia", è stato pubblicato nel 2013.
Nel 2019 l’autore si confronta nuovamente con la tematica del rinnovamento psichiatrico in Italia, rivendicando una molteplicità e una ricchezza dei modelli dell’assistenza psichiatrica rinnovata su territorio nazionale, aldilà di una narrativa prevalente che appiattisce il movimento sulla figura più nota di Basaglia e sull’esperienza triestina (Not just a one-man revolution: the multifaceted anti-asylum watershed in Italy - History of Psychiatry, 2019 Giugno; 30 (2): 133-149).
"In terra incognita", che sarà presentato presso la Sala della Vaccara, Palazzo dei Priori, il 12 giugno alle ore 17, è dedicato a una riflessione sul processo di rinnovamento psichiatrico in Italia, per testimoniarne l’attualità e conservarne lo spirito innovatore e progettuale a livello sanitario e politico. 

La Fondazione Seppilli promuove questo evento quale ulteriore contributo a quella ricerca sulla psichiatria in Umbria che ha segnato negli ultimi anni una parte significativa della sua attività.

Francesco Scotti

Qualche curioso retroscena

Nell’Ottobre del 1978 Giuseppe A. Micheli, per incarico del CNR, all’interno del Progetto nazionale “Prevenzione Malattie Mentali” ideato da G. Maccacaro e diretto da R. Misiti, ha il compito di approfondire l’esperienza di rinnovamento psichiatrico presso il CIM di Perugia Centro, diretto da Carlo Manuali, ritenuta all’epoca una delle esperienze pilota a livello nazionale.  
L’osservazione durerà fino all’Aprile del 1980 e le relative considerazioni e riflessioni saranno poi pubblicate nel 1982, nella collana “Studi e Ricerche”, dalla casa editrice Il Mulino in un Volume dal titolo un po’ singolare de “I nuovi Catari”
Analogo lavoro di ricerca per il CNR sarà fatto anche per altre due esperienze di rinnovamento dell’assistenza psichiatrica: a Trieste da O. De Leonardis e D. Mauri e ad Arezzo da O. De Leonardis.
Dopo quasi due anni di confronto quasi quotidiano e due anni prima della pubblicazione del lavoro di ricerca, i contatti tra Micheli e gli operatori del Servizio di Perugia si interrompono bruscamente, e i relativi percorsi professionali e personali non avranno ulteriori occasioni di contatto. 
Rimane naturalmente quanto illustrato ne “I nuovi Catari”, rimane il lavoro fatto per documentare in modo scrupoloso e competente quello che nel Servizio si fa e quello su cui si riflette e si discute, in una parola per rendere evidente all’esterno tutto il lavoro quotidiano di confronto teorico e tecnico, ma non rimane molto di più. 
Su quel materiale naturalmente ognuno farà poi le proprie riflessioni, ma il sipario è calato e non ci sarà in seguito alcuna possibilità di scambiare, almeno in modo organizzato,  riflessioni su quanto elaborato, ci sarà solo qualche isolato e occasionale contatto personale e immagino anche qualche inevitabile rimando a livello individuale, in un gioco tra proiezioni e controproiezioni. 
Poi, direi dopo un bel pò di tempo, in data 15/10/24 Micheli invia a quello che crede essere l’indirizzo di Francesco Scotti la seguente mail:

"Gentile prof. Scotti,

forse si stupirà a veder riemergere da un passato abbastanza lontano una persona che con l'esperienza perugina di psichiatria riformata ha avuto un contatto durato pochi anni, e che in sovrappiù Lei non ha proprio conosciuto, dato che quel contatto è stato privilegiatamente con l'equipe di Carlo Manuali. Sono Giuseppe A. Micheli, che tra il 1978 e il 1981 ha respirato l'aria del CIM di Perugia Centro in qualità di "osservatore del Cnr" (come tale visto con qualche sospetto dagli operatori), che in un libro dal titolo bislacco uscito nel 1982 ("I nuovi Catari") ha lanciato un segnale di sconfinata ammirazione per tutto quel che aveva visto e sentito.

A differenza di miei colleghi milanesi che hanno mantenuto un rapporto organico con le esperienze di Trieste o Arezzo, non ho mantenuto i contatti di allora, e il mio percorso scientifico e professionale si è rivolto ad altri temi. Ma ho continuato, questo sì, a rimuginare a lungo, su quel che accomunava e quel che distingueva le esperienze triestine e quelle perugine, al cui imprinting ero rimasto abbarbicato. Un libretto 20 anni fa, un articolo su History of Psychiatry qualche anno fa. 

E dopo più di quarant'anni, finalmente, ho avuto tra le mani i quaderni SMAS che Lei ha curato e ordinato e li ho letti con golosità, riprovando umori e sensazioni di allora, e ancora e di nuovo stimoli a riflettere.

Così, quaranta e più anni dopo I nuovi Catari (molti protagonisti che ho amato non ci sono più, Carlo Manuali in primis, e Fabrizio Ciappi e Ferruccio Giacanelli, e via e via), ho provato a rileggere a modo mio (cocciuto come Barney) quella stagione, perché non tutto si riduca a passionale ma sterile contrapposizione tra idee diverse. Durante l'inverno passato ho messo insieme un po' di idee, e ho cercato di passarle al vaglio di figure, diciamo così, di "credo" basagliano: volevo che la lettura che proponevo, magari sbagliata, fosse masticabile da tutti. 

Benedetto Saraceno mi conosceva solo come nome, ma è stato disponibile a stilare una breve prefazione alle mie pagine. E in questo esercizio di memoria, passando al rewind la mia (così parziale e lacunosa) esperienza perugina, l'ho aperta anche, finalmente, alla ricchezza della sponda di Perugia San Sisto.

Risultato di questo lavorìo è un libretto che uscirà a fine anno o nei primi mesi del '25 (non so dire con precisione anche se le terze bozze sono già state corrette e definitive, organizzativamente sono sempre stato un disastro). Le allego la bozza (graficamente provvisoria) della copertina e un Indice. Spero che possa attirare la sua attenzione.

Vorrei poterle inviare una copia del saggio, quando uscirà. Per questo le chiederei di darmi un recapito postale a cui inviare il plico. 

E un ultimo favore le chiederei. Ho letto con emozione l'intervento di Antonio de Pascalis sul primo volume della "Nascita ed evoluzione di una psichiatria in Umbria". Parla proprio di alcuni nodi cruciali della strategia di Perugia centro in quegli anni, su cui ci eravamo confrontati. Avevamo entrambi trent'anni. Vorrei quindi contattarlo e poi inviargli copia del saggio, ma so che non è più in servizio. Può aiutarmi?

Grazie dell'attenzione che vorrà dare a queste righe e alle pagine che preannunciano. Con grande stima"

Giuseppe A. Micheli

Il 3 novembre Micheli, non avendo ricevuto alcun riscontro, scrive alla Fondazione Alessandro e Tullio Seppilli: 


A chi di competenza.

Il mio nome è Giuseppe A. Micheli, già ordinario all’Università Milano Bicocca.

Più di quarant'anni fa ho vissuto la stagione dei nascenti Centri d'Igiene Mentale, seguendo in particolare il Servizio di Perugia Centro come ricercatore del CNR. Da quella esperienza ho pubblicato un libro (I nuovi Catari, Il Mulino, 1982) che documentava lo straordinario lavoro sul campo degli operatori Perugini. 

Finalmente i due volumi su "Nascita ed evoluzione di una psichiatria di comunità in Umbria" da voi promossi e curati dal prof. Francesco Scotti hanno coperto un lungo vuoto, e di questo sono grato. E sono grato anche a Scotti e a Antonio De Pascalis che nei loro interventi hanno rievocato in modo costruttivo la mia attività di ricerca di quegli anni e di anni successivi.

Poiché a fine anno uscirà un Saggio ("In terra incognita", ed. Mimesis) in cui mi sono sforzato di trovare un punto di equilibrio sulla storia pregressa e sulle prospettive della psichiatria riformata, sarei particolarmente felice di poterne dare copia a Scotti e a De Pascalis. Ho provato però a contattarli con degli account di posta elettronica ma senza successo. Chiedo quindi cortesemente a chi mi legge di farmi avere degli indirizzi di e-mail attivi. 

Grazie, 

cordiali saluti

Giuseppe A. Micheli

Segue la risposta di M. Burzacchi, segretaria della Fondazione in data 5 novembre:

Gent.mo professore,

ci fa piacere ricevere questa mail.

In CC inserisco gli indirizzi email di Scotti e De Pascalis così potranno leggere anche loro.

Anche la Fondazione ci terrebbe a leggere e ricevere la sua nuova pubblicazione anche per inserirla nella nostra Biblioteca.

Tra l'altro si potrebbe organizzare, qualora lei lo ritenga utile e possibile, una presentazione del volume.. magari qui a Perugia.

Ci faccia sapere.

 Un saluto cordiale

Maddalena Burzacchi

Segretaria Fondazione Alessandro e Tullio Seppilli

Segue quindi un’ulteriore mail di Micheli questa volta agli indirizzi corretti:

Gentile prof. Scotti (e gentile Antonio De Pascalis)

Sono una voce di un passato (per me entusiasmante) che ritorna. Certo "quarant'anni dopo" fa effetto, altro che Dumas! Da qualche settimana stavo cercando i vostri recapiti elettronici, per chiedervi un indirizzo postale a cui recapitare (quando uscirà, penso a gennaio o giù di lì) un libretto in cui cerco di inserire la mia esperienza a Perugia centro dentro una rilettura di mezzo secolo di storia di psichiatria riformata, una rilettura che - come spero vorrete leggere - non è allineata con la vulgata ancora oggi prevalente. 

Avevo chiesto una e-mail di Scotti a Benedetto Saraceno e lui gentilmente me l'aveva dato. Epperò (come diceva Corrado Guzzanti) era sbagliato: era francescoscotti@navingio.it - senza crasi. Così il 15 ottobre ho mandato una lunga mail che ora riporto copia-incolla qui sotto (in cui provavo anche a risalire a un recapito per De Pascalis, per il quale il prof. Tortorella mi aveva rimandato al sito web lagoccia, da me contattato ma senza frutti..).

Oggi grazie alla gentilezza di Maddalena Burzacchi, segretaria della Fondazione Seppilli (a cui sarò felice di mandare una copia del libretto), riesco finalmente a raggiungervi. Ripetendo la  richiesta di avere un vostro recapito postale per il futuro invio,

L’8 novembre, in un primo contatto più diretto, Micheli ci informa di essere ritornato sull’esperienza fatta e di aver riflettuto nuovamente sulla psichiatria riformata, con un nuovo volume in attesa di pubblicazione dal titolo “In terra incognita”. 

Riflessione, afferma, nata anche a partire da alcuni stimoli trovati nei due volumi che Francesco Scotti ha dedicato alla storia della Psichiatria Umbra dal 1980 al 2010 e riflessione collegata anche ad alcune considerazioni da me fatte in forma di Appendice al primo volume di Scotti. 

Considerazioni dedicate proprio alla mia esperienza in veste di giovane medico in formazione presso il Centro di Igiene Mentale di Perugia Centro, inerenti e limitate ad alcuni particolari ricordi durante l’attività all’interno del Servizio dal 1974 al 1979 e con riferimento ad alcuni nodi teorici ad essi collegati e all’epoca piuttosto vivacemente dibattuti: 

Caro Antonio,

Un anno fa ho acquistato via Amazon (ingrassando Bezos) i due volumi della fondazione Seppilli curati da Scotti, e leggendo le tue rievocazioni delle riunioni al Cim con Micheli (l'osservatore del CNR) nella primavera del 1980 mi sono un po' commosso. Non solo perché avevamo trent'anni o giù di lì (e io aspettavo il terzo figlio..) ma anche perché dai credito alle mie argomentazioni di allora, poi riversate nel rapporto al CNR e poi nel libro.

Quelle tue parole, unite ad alcune considerazioni in recenti articoli di Benedetto Saraceno sull'importanza dell'esperienza perugina e di riflesso del libro del suo amanuense (l'osservatore del CNR..), mi hanno spinto a buttare giù la mia versione dei fatti e delle prospettive. Questo soggetto non mette al centro Perugia, ma prova a rileggere i cambiamenti degli anni Settanta (quindi soprattutto della "epopea" triestina) allargando l'angolo di visuale (Trieste si ma anche molto Firenze Varese Reggio e soprattutto Perugia). Alla fine però come vedrai mi rimangono nella rete da pesca fondamentalmente due modelli di psichiatria riformata (puoi immaginare quali) e mi azzardo anche a trovare quel che li accomuna..

Nella tua mail affettuosa ricordi il mio lavoro di allora, "a dispetto di tutto e di tutti". Anche Francesco Scotti che mi ha risposto ieri ricorda lo scontento e il brusio a Perugia quando uscì “I nuovi Catari”, per quel titolo letto come premonitore di distruzione (nessuno sapevo - l'ho scritto ora nel nuovo libretto - che il sottotitolo che proposi all'editore e che fu bocciato era "Centralità della conoscenza nel servizio psichiatrico di Perugia"). 

In effetti nessuno mi cercò allora per quello che era da parte mia una dichiarazione d'amore per Manuali e C. Molto tempo dopo incrociai Gianni Venturi e mi dette segnali che c'era stata anche stima e condivisione almeno da una parte degli operatori di allora. Poi basta. Io sapevo (non mi ha mai difettato l'autostima) che il ritratto di Manuali e C. che avevo tratteggiato era a tutto tondo, e chi lo leggesse (senza limitarsi a parlare per sentito dire) poteva trovarci forse spunti stimolanti (accanto certo anche a valutazioni ingenue o sbagliate).

Nessuno mi ha mai cercato in questi anni ma mi sembra ragionevole dato che io non ho cercato nessuno, non ho tenuto nessun contatto. Forse mi andava bene essere l'Uomo Ombra (sono sempre stato scorbutico, insicuro evitante). E poi il mio lavoro di ricerca mi portava ad affrontare altri temi, dall'85 sono andato in cattedra da outsider totale, e senza appoggi, ho fatto qualche anno a Palermo nella bella stagione di Falcone, per poi girare le università milanesi..

Risentire una voce lontana mi ha spinto a debordare nei racconti. Scusami. Intanto però ricordati di mandarmi il tuo indirizzo, per il futuro invio.

G

Ci saranno poi ulteriori contatti per togliere qualche ragnatela di troppo e riavviare un confronto a tanti anni di distanza. Vi è stato sostanzialmente un ritrovarsi, ma anche un mio tentativo di rendere più comprensibile e meno personalizzata "l’accoglienza tiepida” del CIM che Micheli ricordava non senza un pò di dispiacere, provando a meglio contestualizzarla in quel periodo storico e soprattuto in alcune caratteristiche legate al funzionamento (meglio sarebbe dire al disfunzionamento) del Gruppo di lavoro su cui dovrò spendere qualche parola in più. 

Intanto ho dovuto premettere a Giuseppe che la stima per il suo impegno e per la sua capacità professionale, pur non esplicitata né in quel momento né dopo, in realtà non è mai mancata, nemmeno nel Manuali più “umorale”, e che nel tempo in qualche modo anche un pò tortuoso il suo lavoro ha caratterizzato parte della riflessione, su temi non solo di carattere più teorico da lui enucleati ed evidenziati, ma anche su temi che coglievano e approfondivano cambiamenti operativi sul piano organizzativo del Servizio (ricordo per fare solo un esempio, quanto importanti per la consapevolezza di alcune dinamiche interne al Servizio, siano state le riflessioni fatte sulle nuove Figure professionali definite da Micheli “intermedie”, di formazione umanistica e psicologica, e destinate ad assumere una rilevanza centrale nell’operatività e nella rappresentazione teorica del disagio). 

Il fatto che tali apprezzamenti non siano stati poi esplicati in modo diretto, o che siano potuti trapelare in ordine sparso, attraverso contatti indiretti o occasionali, è un limite di cui Micheli non ha responsabilità e rimanda piuttosto a quelle caratteristiche (dis)funzionali a cui accennavo e che potrei riassumere attraverso alcune domande, chiamiamole perplesse, che hanno accolto e accompagnato in quei due anni il suo lavoro di ricerca per il CNR.

Proprio adesso?
Non sarà troppo presto?
Servirà anche a noi?
E se ci distraesse troppo?
E se fosse un’istantanea di una realtà in Divenire e non ancora pronta per Essere?
E se si corresse il rischio di un rispecchiamento all’esterno di un’identità deformata? 
O addirittura, in un prospettiva diciamo più difensiva e arroccata, il rischio di un’identità che potrebbe essere in parte derubata?
Se tutto il “buono” riflessivo che serve fosse già dentro?
Quanto manca ancora?
Fatto? 
Possiamo voltare pagina?

A cura di Antonio De Pascalis

Esperienza di Rinnovamento Psichiatrico, il Servizio di Perugia-Centro e Carlo Manuali. -

Antonio De Pascalis

Vorrei fare alcune considerazioni sul testo de “In terra incognita” e su alcuni dei passaggi più interessanti, nella prospettiva intanto di assolvere alla richiesta della Fondazione Seppilli di contribuire a presentare il Volume di Micheli. 

Ma anche come occasione, un pò strumentale lo riconosco, per assolvere a quello che sento sempre più come un dovere morale di testimoniare e rendere più esplicite alcune dinamiche e alcune riflessioni interne al Gruppo di lavoro del Servizio di Perugia Centro e alla sua storia; anche problematizzando e approfondendo quanto documentato da F. Scotti nel suo encomiabile sforzo storico e andando al di là del periodo piuttosto limitato (1974/1979) che avevo scelto di documentare, in forma di Appendice (A. De Pascalis, Appendice, SMAS 1.2, Vol 1), tentando così di rispecchiare all’esterno anche l’arco di tempo più complessivo dell’esperienza nel Servizio di Perugia fino al 1992. 

Fino alla costituzione cioè del primo Dipartimento di Salute Mentale di Perugia, strumento organizzativo pensato e voluto come necessario per coordinare operatività e riflessioni teoriche nei vari Servizi e diretto in quella prima fase da Carlo Manuali.  

Un dovere morale dicevo, ormai maturo e per una serie di circostanze: sicuramente per ulteriori stimoli provenienti dai riletti e approfonditi lavori, non solo “In terra incognita” quindi, di G. Micheli; ma non escluderei poi per il tempo che inevitabilmente diciamo “stringe”; e aggiungerei anche per gli stimoli legati alla lettura dei due Quaderni di F. Scotti (SMAS Vol. 1 e Vol. 2, Nascita ed evoluzione di una psichiatria di comunità in Umbria) e ad alcuni “scambi”, discordanti in alcuni casi ma nella sostanza cooperativi, con lui avuti durante la preparazione di essi e soprattutto dopo la loro pubblicazione. 

Lo farò avanzando intanto l’ipotesi generale che per esplicitare e comprendere appieno il contributo del Servizio di Perugia Centro nella fase di rinnovamento psichiatrico, sia utile rendere conto di un doppio registro che ha distinto storicamente al suo interno un discorso pubblico, monopolizzato dalla figura e dagli interventi di Carlo Manuali, e un discorso più privato ancora più sotterraneo e “carsico” (per utilizzare un’espressione di Micheli), più legato all’intero Gruppo di lavoro, Manuali incluso naturalmente. 

Discorso privato, direi indispensabile per rendere conto in modo più autentico e meno “paludato” del lavorio, anche complesso, che in esso quotidianamente si dipanava e si intrecciava sul piano operativo e su quello teorico.

E lo farò affrontando in particolare tre temi generali:

  • Tema della UMANIZZAZIONE

  • Tema della SOGGETTIVAZIONE

  • Tema della PROFESSIONALIZZAZIONE

[…] Assai più sfaccettato e complesso il caso di Perugia e non solo, credo, per un abbaglio di chi scrive, trascinato dal proprio personale coinvolgimento. Più complesso per chè Perugia è culla non di uno ma di due modelli organizzativi e di due filosoie di intervento distinte e originarie. Più complesso perchè il lavoro di smantellamento asilare iniziato a metà anni ‘60 a Perugia è stato portato a termine senza clamori già nei primi anni ‘70. Più complesso perchè da quel momento in avanti la psichiatria umbra non si è accomodata in una gestione standard del circuito territoriale, ma esplorato e espugnato - quando altri cercavano ancora di liberarsi dalle mura asilari - il taboo della sofferenza che si forma fuori le mura.
[…] A Perugia l’equipe - in parallelo e talvolta in competizione tra loro - di Carlo Manuali e Francesco Scotti maturano nella seconda metà dei Settanta un’esperienza teorica e pratica unica di confronto con la sofferenza psichica (Micheli, 1982), non entro le mura ma fuori tra le case della gente.

In terra incognita, G. A. Micheli, 2024, pagg. 57-59